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Il fumo rappresenta la seconda causa di morte prevenibile ed è un importante fattore di rischio per la patologia coronarica, le malattie polmonari, il suicidio e il cancro. Questo è quello che è stato recentemente affermato in un documento della Archives of General Psychiatry e che riguarda una ricerca condotta dall’Università di Toronto e dal Centre for Addiction and Mental Health.
Anche se molte persone che fumano vorrebbe smettere, gli effetti del recesso portano spesso a una ricaduta, ed inoltre il caso di recidiva, cioè il fatto che queste persone ricomincino a fumare, è di oltre il 50%.
Tutto questo sarebbe dovuto ad un enzima, il Monoamino ossidasi A, che sarebbe in grado di migliorare l’umore modulando delle regioni del cervello come la corteccia prefrontale e quella cingolata anteriore e che, in caso di astinenza da fumo, porterebbero ad un innalzamento del livello di ansia dovuto all’astinenza.
Ingrid Bacher ed i sui colleghi, hanno condotto questo studio su 24 soggetti sani, non fumatori e 24 individui sani fumatori. Tra il gruppo di questi ultimi, 12 erano fumatori moderati (da 15 a 24 sigarette al giorno) e gli altri12 erano forti fumatori (25 o più sigarette al giorno). Prima delle analisi, i partecipanti hanno completato una valutazione del loro stato d’animo, il livello di energia, livello di ansia e la voglia di fumare.
Durante l’astinenza è stato trovato un aumento dell’enzima nel sottogruppo di forti fumatori ma non in quello dei moderati, con un cambiamento nella corteccia cingolata anteriore e prefrontale, rispettivamente, del 23,7% e del 33,3% .
Questo significa fondamentalmente che, chi fuma pesantemente, ha molte più probabilità di avere un disturbo depressivo maggiore e di sperimentare le complicanze mediche derivanti dal fumo della sigaretta.
Questa importante scoperta riuscirà a trovare dei farmaci inibitori adatti a questo enzima che permettano di fare delle terapie adeguate e soprattutto efficaci per le persone che intendono smettere di fumare definitivamente.
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