lunedì , 21 Settembre 2020
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Roberto Saviano conquista Maria De Filippi

Ospite nella semifinale di Amici di Maria De Filippi, Roberto Saviano ha conquistato il cuore della conduttrice e del pubblico grazie al racconto di una storia.

Roberto Saviano ha fatto di nuovo centro. Come? Grazie ad un monologo incentrato sul tema del talento-lamento. Ospite nella semifinale del talent Amici di Maria De Filippi, che andrà in onda sabato 30 maggio, l’autore di Gomorra ha raccontato la storia di Michaela DePrince, bambina orfana della Sierra Leone, affetta da vitiligine e per questo chiamata “figlia del diavolo”. Dopo aver sofferto innumerevoli atrocità in orfanotrofio, è stata adottata in America. Il suo punto di forza e speranza era dato dalla fotografia di una ballerina, capitatale per puro caso fra le mani. Innamorata e sognante, si convince a tal punto da riuscire ad oltrepassare gli infiniti pregiudizi verso un’etoile classica dalla pelle nera, tanto che oggi danza al Dutch National Ballet di Amsterdam.

Il talento non è qualcosa che cade dal cielo, che viene riconosciuto d’ufficio. Lo devi scovare, conquistare, bastione per bastione. Non lasciate vincere il lamento, l’idea che ‘quello ce la fa perché raccomandato’. Ma la possibilità di credere che a ogni ostacolo ce la puoi fare“. Queste le parole che Roberto Saviano ha voluto indirizzare ai giovani ragazzi.
Un racconto ed una lezione di vita che ha fatto breccia nel cuore di Maria De Filippi tanto che, emozionata, ha voluto regalare, lì seduta stante, il suo preziosissimo escapolario d’oro dal quale non si stacca da ben 10 anni alla ragazza, come gesto di affetto e riconoscenza.

Intervistato subito dopo dall’Ansa, Saviano ha detto, “Quando ho accettato di partecipare ad Amici l’ho fatto proprio per sperimentare, per parlare a un pubblico complesso, enorme, giovane, che non può essere ridotto solo a una dimensione popolare. A dirla tutta, ho voluto anche provarmi, capire se ero in grado di rivolgermi a un platea così, che non si aspetta l’uscita dello scrittore come su Rai3, nè che si parli di libri o di certi temi. Con questi ragazzi ti giochi il rapporto di volta in volta, non stanno ad ascoltarti sulla fiducia. Uno mi ha chiesto se era vero che avevo fatto un libro dalla serie Gomorra. Il risultato è incredibile. Te li porti sui social, ma anche al Salone del libro, con ragazzine emozionate venute apposta per incontrarmi. A Durazzo, in Albania, scendevano dai balconi in una pioggia di selfie perché mi avevano visto ad Amici. No, non avevo pregiudizi verso il programma, piuttosto verso di me. Temevo di arrivare come la pubblicità al cinema. O che i miei lettori, il ‘mio’ pubblico, potesse non capire. Invece, non ho cambiato nulla di me, nè i vestiti, nè gli aggettivi o il tono blues. Sono venuto libero di dire ciò che volevo. Oggi ho insistito sul tema del talento-lamento, perché piangersi addosso sembra diventata la nostra unica strada. Io stesso, nel privato, mi sento quasi un militante del lamento. Ed è stata una grande esperienza, anche culturale, parlare a tutte queste persone affamate di storie“.



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