giovedì , 17 gennaio 2019
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Baby K ed il sentimiento nuevo del rap italiano

Al di là dei gusti personali, quest’estate una canzone piuttosto insolita per il palinsesto radiofonico nazionale è diventato uno dei tormentoni più incandescenti a livello di ripetizioni: “Roma-Bangkok” infatti è una canzone che pur trattando un tema classico come l’amore presenta la curiosa collaborazione tra la rediviva Giusy Ferreri e la cantante-rapper capitolina Baby K per una combo interamente femminile che ha riscontrato un inedito successo.

Certo, i puristi storceranno il naso di fronte alla parola rap accostata alle melodie smaccatamente poppeggianti della canzone, ma bisogna ricordare come Claudia Nahum (vero nome della romana, che tradisce il suo lignaggio anglo-singaporiano) sia stata sempre sostenuta da artisti legati alla scena rap romana (ha fatto parte della scuderia Quadraro Basement, noto anche per la produzione del beneamato crew underground Truceklan, oltre a poter vantare collaborazioni con Noyz Narcos, Gengis Khan, etc…) anche proprio per la sua ambizione di unire tentazioni di alta classifica e ritmiche prese dall’hip hop.

Qua bisogna rompere un pregiudizio: il rap italiano non è un mondo chiuso a doppia mandata ed abitato da soli maschi.

In realtà rapper donna (femcees, usando un termine americano) sono sempre state presenti nella scena rap italiana, dalla storica La Pina alle più recenti Lady D, passando per il fugace successo dell’ex (o presenta tale) di Fabri Fibra, Miss Simpatia ama Missa. Però, mentre al di là dell’Atlantico e in Inghilterra femcees quali Iggy Azalea o Azealia Banks macinano hits e storicamente sono presenti nella top 10 almeno dai tempi della magnifica Lauryn Hill, nessuna donna cimentatasi nell’hip hop in Italia aveva raggiunto un livello di successo paragonabile a quello della romana.

Questo successo è probabilmente dovuto ad una serie di concause a cui si può risalire analizzando la situazione musicale attuale: infatti il rap in Italia sta vivendo sicuramente un periodo d’oro a livello di successo commerciale (a livello qualitativo si è sempre mantenuto un livello rispettabile, almeno nell’underground) e le nuove generazioni si ritrovano molto in questo genere musicale e nella sua narrativa, nel bene o nel male; l’approccio pop di Baby K, sicuramente utile per raggiungere le schiere di giovani bagnanti alla ricerca di canzoni fresche e non impegnative; l’endorsement di un factotum della musica italiana quale Tiziano Ferro, con cui la Nahum ha inciso il primo vero grande successo Killer; ma anche la predisposizione del rap attuale che riesce ora ad accogliere anche le proposte di voci “diverse” (femminili, omosessuali, etc…) in maniera molto più positiva rispetto a prima.

Parola stessa di Baby K, che in un’intervista ai tempi di Femmina Alfa, il singolo di debutto del primo EP, si è definita come “sempre accolta senza problemi e senza pregiudizi”.

Beh, c’è da sperare che sia la prima di una nuova progenie di femcees italiane. Magari prima o poi avremo una nostra Lauryn Hill.



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