martedì , 16 ottobre 2018
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L’arresto di Wiz Khalifa fa discutere l’America

Wiz Khalifa è stato arrestato ieri nell’aeroporto di Los Angeles per resistenza a pubblico ufficiale. E la polemica, in un momento così delicato riguardo la questione razziale, è ovviamente divampata in tutta America e su tutta la rete: infatti le telecamere hanno registrato tutto l’accaduto e il footage è diventato presto virale.

Infatti gli Stati Uniti stanno infine prendendo coscienza dell’enorme problema della violenza poliziesca: è inutile nascondersi, in ogni paese ci sono casi riguardanti il comportamento non proprio convenzionale degli agenti preposti a mantenere l’ordine; ma mai come in America (parlando delle nazioni occidentali ovviamente) questo problema sta venendo sentito e denunciato, anche dopo l’emergere di tutta una serie di statistiche che delineerebbero (secondo buona parte dell’opinione pubblica) in maniera sconfortante un quadro di sopraffazione su vasta scala. In particolare questa brutalità si scaglierebbe contro gli afroamericani, dopo la morte per mano di poliziotti di una serie di ragazzi di colore in varie città americane (Ferguson, Baltimora, etc…): per questo motivo è nato il noto movimento “Black Lives Matter” – traduzione: le vite dei neri importano – al fine di far sentire la voce della comunità contro un establishment ostile (nonostante la presenza di afroamericani nelle alte sfere non sia mai stata così alta, c’è da notare).

In tutto questo, l’arresto del rapper teoricamente non fa che confermare la regola: infatti WK pare stesse utilizzando un hoverboard (una sorta di skateboard senza ruote che fluttua per aria) per spostarsi in aeroporto dopo esser sbarcato dopo il tour in Europa; i poliziotti, rimarcando il divieto di utilizzo del mezzo nell’edificio aeroportuale, gli avrebbero intimato di scendere; al rifiuto piccato del cantante sarebbe scattata la tensione, col rapper rapidamente afferrato, atterrato e ammanettato.

WK ha commentato così affidandosi al proprio profilo Twitter: Sono stato sbattuto e ammanettato un po’. E’ stato divertente. Tutto perché non ho voluto mollare una tecnologia che tra sei mesi useranno tutti. Amano dire ‘non opponga resistenza’ – riferendosi al fatto che gli agenti durante l’arresto gli hanno rivolto più volto quest’ordine, a cui lui ha risposto “Non sto resistendo signore”.

Certo, WK se la sarà cercata con la strafottenza nel rifiutare di obbedire, ma la reazione pare spropositata; seconda domanda: riserverebbero davvero lo stesso trattamento se succedesse con Chad Kroeger o qualsiasi altra star di pelle bianca?

Invitiamo Chad Kroeger a sottoporsi alla prova. Lo vuole l’America.



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